La scrittura, compagna di vita.

Con molto piacere mi sono ritrovato ad intervistare mio padre, Efisio Olla, che, alla veneranda età di 89 anni, ancora coltiva la passione per la lettura e la scrittura.

Da quanto tempo leggi?

Leggo da quando ero ragazzo. Nella mia vita ho letto circa 700 libri. Da giovane ero abbonato a diverse riviste: “Historia”, “Selezione”, “Missioni”, “Il tempo” ed una rivista di economia “Via Aperta”. Mi piaceva molto leggere e lo facevo nelle ore più disparate: la notte, dopo che tua madre andava a letto, oppure la mattina presto appena finivo di dar da mangiare ai cavalli o ancora un’oretta quando facevo riposare il cavallo dopo l’aratura. Tutte le pause dal lavoro le trascorrevo in compagnia dei libri.

Come scegli i libri da leggere?

Esclusivamente in base a ciò che voglio conosce e approfondire. Ogni libro che leggo riesco a connetterlo logicamente con qualsiasi altro, ci trovo sempre dei nessi.

Quali sono le tue letture preferite?

Non ho mai avuto preferenze, ho letto veramente di tutto insistendo sui tanti argomenti che volevo approfondire.

Quando hai iniziato a scrivere? Che cosa ti spingeva a farlo?

A 60 anni ho iniziato a scrivere, scrivere e ancora scrivere: ho scritto circa 3000 pagine protocollo.

Mi ritrovavo sempre a pensare e allora ha sentito la necessità di mettere per iscritto i miei pensieri

Ho iniziato a scrivere perché non parlavo molto visto che ero isolato dal mondo, perché vivevo nella casa in campagna dove avevo le terre da seguire. Avevo impiantato dieci ettari di vigneti, gli animali, le preoccupazioni per il lavoro e i debiti da pagare mi tenevano sveglio. Lavoravo come un matto e mi concedevo la compagnia di qualche buona lettura appena possibile.

Mi dai una definizione di libro? Cosa rappresenta per te?

Un libro è un immenso strumento per diffondere la conoscenza e per far conoscere al lettore le fantasie dell’uomo.

Quando scrivevi, lo facevi di getto oppure fissavi degli appunti e poi ci ritornavi per rielaborarli lentamente?

Nei primi dieci anni di scrittura prendevo appunti per poi rivedere le cose che più mi interessavano, mentre in seguito ho sempre scritto di getto.

Qual è la massima o il proverbio che meglio ti rappresenta?

“Chi troppo vuole nulla stringe”.

Qual è stato il tuo rapporto con la scuola?

Pessimo, non avevo voglia di studiare, ho raggiunto la licenza media inferiore aiutato dai compagni e in particolare dalle ragazze, ma ho ripreso alla grande all’età di 19 anni rileggendo prima i libri scolastici, poi tutto ciò che mi capitava sottomano scegliendo i libri che più mi incuriosivano, che spesso erano indicati in qualche libro letto in precedenza.

Cosa ti senti di raccomandare ai lettori delle nuove generazioni?

Il rispetto per la natura e per le particolarità dell’uomo perché credo che ogni individuo abbia diritto al libero arbitrio attraverso il quale si cresce, si sbaglia e ci si corregge. Questo in qualunque parallelo un uomo abbia messo radici o si soffermi temporaneamente. Consiglierei di abbandonare l’idea della frammentazione del pianeta al fine di sentirsi cittadini del mondo. Mi piacerebbe aiutarli a capire che la vita non è che una moltitudine di frammenti staccatisi dalla loro “unità originaria” per far modo che la vita (terrena) si realizzi. Ogni cosa appartiene ad una sola unità ma si manifesta in una moltitudine di modi diversi: ecco perché ogni uomo va rispettato anche nella sua diversità.

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