La musica non ha età: Luciano Leoni, 79 anni, la maggior parte dei quali trascorsi in banda.

Paola Leoni ci presenta la sua intervista al padre Luciano, musicista “storico” in diverse bande tra Sinnai e dintorni.

Proseguiamo quindi con la seconda pubblicazione all’interno della rubrica “Contamì unu contu” invitando i nostri lettori a raccontarci i loro preziosi ricordi.

Quando è iniziata la tua passione per la musica?

In passato ci sono stati dei familiari con doti musicali: zio Beniamino Palmas, che suonava le launeddas, fratello di mia nonna, e alcuni prozii, Antonino Palmas, maestro di Monserrato negli anni ’40 che suonava il flauto e l’ottavino, e anche suo fratello Severino Palmas che suonava il rullante. Quindi in un modo o in un altro la musica è sempre stata presente nella mia vita.

A sedici anni, vicino a casa mia, in via Ninasuni, c’era l’ex dopo lavoro fascista a casa della famiglia Sotgiu dove avevo cominciato ad andare per imparare a suonare.

Lo strumento che ho voluto suonare da subito è stato il tamburo rullante, che mi è stato dato in regalo da un commerciante di pelli, il signor Antonio Deiana, un socio del comitato di Santu Larenzu di Selargius quando avevo iniziato a suonare in banda. La teoria l’ho imparata in circa sei mesi, si studiava nel libro di musica col metodo Bona, tutt’ora studiato. Il giorno del debutto ero contento anche perché avevo il consenso degli adulti. Sempre con il maestro Murgia ho suonato anche nella banda cittadina di Cagliari, allora denominata “Banda di S. Anna”, con alcuni musicisti di Sinnai e Monserrato. Dopo alcuni anni nacque la “Banda Città di Cagliari”.

In quegli anni suonai anche con il maestro Moccia della Banda di Terralba, e con il maestro Remigio Aledda. Mi ricordo che andavamo a suonare a Dolianova e a Serrenti in lambretta!! Quando si usciva in lambretta si faceva qualche ora di viaggio portando in spalla gli strumenti.

Quando non c’erano le prove bandistiche io mi esercitavo sempre a casa con l’aiuto di una batteria elettronica che conservo ancora, gelosamente.

Per ventitré anni ho suonato con la banda di Monserrato, con diversi maestri, e per circa quattro anni mi ritrovai anche a rullare con il tamburo nella la banda di Quartu S.E. con il maestro Musiu, a fianco di Pinuccio Isola e altri suonatori di Sinnai. Negli anni ‘80 sono stato invitato a Sinnai per formare una banda e riunire alcuni suonatori per le processioni in paese.

Per avere un locale adatto per le prove mi rivolsi al parroco di S. Isidoro, la buonanima Don Pintus che io scelsi anche come presidente, nonostante la sua iniziale ritrosia. Don Pintus è sempre stato un uomo umile, e in questo consisteva la sua grandezza.

Babbo ho visto anche un articolo che ti riguarda su internet, su  www.bandagverdisinnai.it, che dice:

“Nel 1982, dopo un decennio di inattività, l’Associazione ha ricostituito la banda Comunale G. Verdi, grazie all’iniziativa di Luciano Leoni e altri musicisti della vecchia banda, affidando l’incarico ai docenti Matteo Punzi e Giampaolo Ghiani, con l’acquisto di strumenti musicali e con la concessione di alcuni locali della Pinacoteca Comunale. L’esordio della banda avvenne l’11 settembre 1982 con un concerto nella Piazza Chiesa sotto la direzione del Maestro Remigio Aledda…”

Hai qualche storia curiosa da raccontare?

Ce ne sono tante: una che mi piace ricordare è quando andai alla ricerca di bravi suonatori di Sinnai per suonare nella banda di Monserrato, uno di questi era Belfiori, che all’epoca aiutava la moglie nel famoso negozio di fiori di via Roma. Lui mi disse che il clarino ormai l’aveva abbandonato sopra il comò da tanti anni, ma io ripassai il giorno dopo portando il clarino a casa e ricostruendolo come se fosse nuovo. Gli altri strumenti musicali li portai sempre dal meccanico, il signor Alcioni di Cagliari, che era anche maestro della Banda dei Salesiani in cui fui invitato a suonare il tamburo.

Un’altra storia che mi ricordo è che agli inizi delle prove della Banda Giuseppe Verdi, che si svolgevano in Pinacoteca, un giorno ci ritrovammo solo in quattro a provare una marcia ’Mariannina’, e il maestro Matteo Punzi ci disse che non sarebbe venuto più, dato che gli altri suonatori disertavano le prove… ma io insistetti a farle comunque anche se solo in quattro: io con il rullante, Matteo con il clarino, Isola Giuseppe con la cassa e Murgia Salvatore con il clarino…Fu così che nacque la nostra banda!

Quanti strumenti hai suonato in banda?

Principalmente il rullante, e sostituivo qualche volta cassa e piatti. Per hobby, ho suonato la fisarmonica, il clarino e tutt’ora anche l’organo elettronico.

Babbo ci racconti della tua idea di formare una banda “nuova”?

Cinque anni fa mi era venuto in mente di formare la “Banda dell’anziano”, avrei avuto una volta alla settimana la saletta che attualmente è sede de Su Cuncordiu, in piazza a S.Isidoro. Poi, tra una cosa e l’altra, ho lasciato questo sogno nel cassetto… Peccato bastavano solo quattro o cinque elementi per dar vita alla nuova banda.

Cosa suggeriresti a chi volesse come te intraprendere la strada della musica?

Di studiare sempre e di essere umili, e di amare la musica. Forse alcuni giovani oggi abbandonano perché considerano molto più importanti i soldi… ma forse mi sbaglio… io per me non ho mai preso nulla in tanti anni… al massimo “unu druci de is obrerisi”!!!!

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